Valerio Davide Franchi

Intelligenza Artificiale

Se nemmeno le assicurazioni si fidano dell’IA

Carissime e carissimi,

alcuni dei più grandi colossi assicurativi statunitensi, nomi come AIG, Great American e W.R. Berkley, hanno intenzione di togliere dalle loro polizze aziendali la copertura per i danni causati dall’Intelligenza Artificiale. In parole povere, se un’azienda subisce un qualche tipo di danno provocato da un’IA (per esempio un “assistente virtuale” che risponde ai clienti dicendo cose sbagliate, oppure un programma automatico che prende una decisione dannosa), le assicurazioni non procederebbero al rimborso.

Ma perché proprio loro, il cui business è occuparsi dei rischi (incidenti, incendi, furti, calamità naturali, ecc.), alzano le mani? La risposta non è scontata. Ammettono di non riuscire a prevedere cosa possano combinare questi sistemi: chiamano l’IA “scatola nera”, perché nemmeno chi la costruisce può sempre spiegare perché l’IA abbia fatto certe scelte o fornito certe risposte.

I casi concreti cominciano a essere innumerevoli. Ecco alcuni esempi importanti:

Credo che tutto ciò illustri qualcosa su cui vale la pena riflettere: l’IA non è soltanto una curiosità tecnologica o uno strumento comodo di cui si sente parlare al telegiornale. È un dato di fatto: sta già cambiando le regole del lavoro e del diritto, e a quanto pare persino del mondo assicurativo.

Vi lascio con una domanda su cui riflettere: se nemmeno le grandi aziende riescono a difendersi dagli errori dell’Intelligenza Artificiale, noi piccoli utenti quanto siamo realmente esposti quotidianamente?

Vi mando un caro saluto tramite questa newsletter che... parla anche di assicurazioni che non vogliono assicurare l’IA.

V.D.F.

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