Chi scrive? Valerio o l’IA?
Ma secondo te, caro lettore o cara lettrice, chi sono io? Sono davvero Valerio Davide Franchi o sono un’Intelligenza Artificiale che scrive al suo posto?
La velocità con cui nella sfera dell’IA si susseguono gli eventi costringe a usare il passato remoto per fatti accaduti solo due settimane fa. Nel precedente articolo di questa newsletter descrivevo un interessante test sulla capacità degli LLM in ambito musicale (Il test di Johann Sebastian Bach). Ma tutto corre veloce e lo stesso autore del test, qualche giorno fa, ha scritto: «ogni giorno scopro qualcosa di nuovo che dovrebbe essere impossibile».
La capacità degli LLM di lavorare sulla musica è complementare alla loro capacità di produrre testi. E sono talmente bravi a farlo che oramai è prassi utilizzare questi strumenti per farli scrivere al posto nostro. Negli uffici, ad esempio, è normale trovare sui monitor, in basso, l’icona di Claude o ChatGPT. Capita non di rado che venga chiesto l’aiuto dell’IA anche per scrivere tre righe di posta elettronica.
Oggi stanno tutti più attenti, ma nel passato sono stati vari i casi in cui qualcuno ha dimenticato nel testo una frase del tipo «ti va bene scritto così o vuoi che riscriva tutto con un tono diverso?». È capitato a politici, giornalisti, uomini delle istituzioni. Imbarazzante. Ma non nascondiamoci dietro una foglia di fico, perché oggi quasi tutti utilizzano gli LLM. Avvocati, docenti di ogni ordine e grado, medici, fisici, matematici, amministratori di condominio, romanzieri, saggisti, giornalisti, pubblicitari… fino alla casalinga di Voghera. In un modo o nell’altro, la straordinaria capacità linguistica degli LLM fa comodo praticamente a tutti. Terribile?
Nella storia, le tecnologie che hanno trasformato il mondo sono sempre state oggetto di considerazioni pessimistiche. Agli albori del telefono, questo oggetto fu considerato un semplice giocattolo elettrico e senza alcun valore commerciale (1). La radio fu bersaglio di svariate critiche, fra cui l’accusa di turbare i giovani ascoltatori (2). Il doppiaggio dei film fu inizialmente oggetto di critica da parte di chi lo considerava una storpiatura dell’arte cinematografica; il grande Jorge Luis Borges arrivò a definirlo un «artificio maligno» (3). La critica di Borges appare particolarmente affine a quella che si potrebbe muovere alla scrittura tramite IA: per il famoso scrittore argentino, la voce era una componente che non poteva essere separata dall’identità dell’attore e, per tale motivo, doppiare la voce originale avrebbe significato intaccare l’essenza della performance. Per analogia, se in un testo “ci mettiamo le idee” ma lasciamo scrivere il contenuto all’IA, il rischio concreto è quello di snaturare il concetto di autore, anche se il testo prodotto dall’IA risulta (e spesso è così) ben scritto e accattivante. Borges sarebbe inorridito.
Quindi cosa fare? Rifiutare con spirito luddista tutti gli scritti prodotti dall’IA? Considerare “apocrifo” tutto ciò che viene scritto tramite gli LLM? Io non credo. L’IA è il futuro, che piaccia o meno, e la scrittura tramite intelligenza sintetica fa parte di questo futuro, distopico o roseo che sia. Rifiutare a priori gli LLM, o criticarli senza conoscerli, significa correre due rischi: buttare via il bambino con l’acqua sporca e rinunciare a capire un mondo che cambia troppo in fretta.
Personalmente, trovo l’abilità nel linguaggio degli LLM molto interessante: i dialoghi con le IA evolute veicolano suggestioni che arricchiscono, e le riflessioni che emergono sono tutt’altro che banali o scontate. Ovviamente il dubbio non deve mancare mai, in primo luogo verso se stessi, quindi figuriamoci verso quanto scrive un’IA; detto ciò, ben venga, ad esempio, un LLM che legge un testo e segnala sottili errori sintattici, trova gli ultimi refusi sfuggiti alla rilettura o, perché no, illustra (in genere con eccessiva diplomazia) perplessità sui concetti espressi dall’autore.
Il problema semmai è nel sempre più frequente abuso, cioè nel cedere alla tentazione di abdicare alla scrittura, demandando il compito all’IA. Il rischio è di cadere, come direbbe Borges, in un artificio maligno che impigrisce la mente, che atrofizza le facoltà cognitive, che invece di aiutarci ad affinare le nostre capacità ci rende sempre più insicuri e in difficoltà se accanto non abbiamo un LLM a cui abbiamo assegnato il compito di pensare e scrivere al posto nostro.
In conclusione, pur con le insidie a cui prestare attenzione (e che non sono poche, ad esempio le cosiddette allucinazioni), un LLM può supportarci e accompagnarci lungo percorsi culturali di conoscenza, aiutarci a scrivere meglio e a spostare un po’ più in là i nostri limiti cognitivi. Oppure può essere un cervello delegato, che fa cose e “pensa” al posto nostro, innescando un meccanismo di pigrizia e assuefazione che porta all’impoverimento della mente.
Come sempre, la scelta rimane interamente all’Uomo.
Un grande saluto da questa newsletter, ancora pensata e scritta alla vecchia maniera, riletta da Claude Fable 5.1 in qualità di correttore di bozze, diffusa telematicamente e letta, spero, da esseri umani.
V.D.F.
(1) Nel 1875 il telefono fu giudicato da Elisha Gray (rivale di Alexander Graham Bell) senza valore commerciale e nel 1876 da William Orton (presidente della Western Union) fu liquidato come un giocattolo elettrico.
(2) L’elenco dei detrattori della radio è lungo e pieno di nomi famosi, come quello di Theodor Adorno. Addirittura nel 1933 le “mamme di Scarsdale”, nello Stato di New York, passarono alla storia per essere riuscite a far correggere la programmazione delle emittenti radiofoniche accusate di trasmettere programmi per bambini eccessivamente eccitanti e spaventosi.
(3) J.L. Borges, Sul doppiaggio (1945).