Parlare con i defunti
Gentilissime e gentilissimi,
in Cina è in fermento un mercato che fino a pochi anni fa era relegato alla fantascienza. Oggi l’Intelligenza Artificiale viene impiegata per creare cloni digitali di persone decedute con i quali parenti e amici possono “dialogare”. Il fenomeno è già stato rinominato in più modi e tutti fanno una certa impressione: “immortalità digitale”, “robot del dolore”, ecc.
I familiari forniscono del materiale come foto, video, registrazioni audio e messaggi in generale, poi l’azienda lo fa digerire all’IA. Il risultato è un prodotto virtuale che riproduce la voce, il volto e perfino i modi di parlare e di pensare del defunto. Più materiale viene fornito e maggiore è l’accuratezza della copia digitale. Nomi come Silicon Intelligence e Super Brain offrono servizi a prezzi che partono da poche centinaia a migliaia di dollari. Proprio il listino di Super Brain prevede un importo che varia dai 10.000 ai 20.000 yuan (equivalenti a circa 1.400-2.800 dollari) per una clonazione base e tempi di consegna di circa tre settimane.
La storia che incarna (il termine risulta, in questo caso, ironicamente macabro) il fenomeno è quella di Seakoo Wu che nel 2022 ha perso il figlio unico, Xuanmo, ventenne. Disperato, Wu ha raccolto foto, video e qualunque tipo di registrazione potesse trovare, e ha speso migliaia di dollari con aziende di IA per ottenere un simulacro del figlio con volto e voce. Oggi Wu fa parlare una marionetta del figlio, i cui fili sono gestiti dalla IA.
Questo fenomeno asiatico si innesta su un terreno culturale specifico. In Cina la comunicazione con gli antenati ha radici profonde, basti pensare che il Qingming è una delle feste più importanti, durante la quale, il 4 o 5 aprile, si fanno volare gli aquiloni e ci si reca alle tombe dei propri cari, dove si ripetono piccoli ma importanti riti destinati a tenere vivo il legame con chi non c’è più: si brucia incenso e carta moneta, si prega per i defunti e ci si sofferma in raccoglimento a parlare con loro. Per molti, l’avatar gestito dalla IA non è un’arida rottura con la tradizione popolare ma una sua raffinata e quasi naturale estensione tecnologica, e non sono in pochi a vedere nel controllo rigido del governo sulla religione, e più in generale sulla spiritualità, un incentivo a scegliere vie inedite verso la dimensione trascendentale.
A questo dialogo virtuale con i defunti, soggiacciono una serie di problematiche. Per prima cosa, la replica digitale di una persona NON è la persona scomparsa. Commercializzare il rifiuto della morte rischia di assecondare una psicologica negazione della realtà, portando il dialogo virtuale a rallentare l’elaborazione del lutto. Ma il problema non è solo psicologico e individuale, bensì collettivo, in quanto il rapporto con la marionetta tecnologica del defunto contribuirebbe a plasmare una società in cui la fuga dalla realtà diviene normale o addirittura auspicabile. Infine, c’è una moltitudine di aspetti etici tutt’altro che banali: sul consenso (mancante) del defunto, sui diritti di chi resta, sulla possibilità che voce e volto di una persona scomparsa vengano usati in modi che lei non avrebbe mai gradito, sullo sfruttamento economico del dolore e della situazione di fragilità che ne può scaturire.
C’è molto da riflettere.
Un grande saluto da questa mailing list, che riflette anche sullo... “spiritismo” ai tempi della IA.
V.D.F.